Abbiamo deciso di aprire una pagina dedicata ai giovani in quanto siamo convinti che :
“La politica non deve cambiare i giovani, Devono essere i giovani a cambiare la politica”
Appena usciti dalla dittatura e dalla guerra, durante la fase del boom economico e della ricostruzione, i partiti interpretarono questa necessità ed i giovani partecipavano o attraverso le sezioni o nelle parrocchie.
Poi i partiti iniziarono a rallentare il loro compito ed i giovani, più dinamici e desiderosi di prospettare gli stimoli della loro generazione, anziché isolarsi, si impegnarono maggiormente ( forse troppo ) arrivando alle manifestazioni, occupazioni, cortei ecc del ’68.-
Arrivando agli anni ’80, nasce una forma di disagio che, anziché promuovere lo sforzo giovanile, li porta a chiudersi in interessi personali come studio, lavoro, carriera,musica, sesso,ecc.
I politici non sono più credibili, promettono e non mantengono, gli scandali aumentano, i bisogni della popolazione vengono disattesi, il disagio è in aumento e si nota nelle elezioni con l’aumento dell’astensionismo.
I giovani, come nel lavoro, stentano a credere anche nella politica avendo la convinzione, non del tutto errata, che il potere lo detengano gli anziani che non danno loro spazio e coscienti di questa loro situazione, anziché reagire, si rassegnano.
Ciò è grave! Perdere la fiducia in se stessi, nelle istituzioni, negli ideali, nei valori porta alla decadenza del nostro paese e ciò sembrerebbe discolpare i giovani e caricare la colpa sugli anziani che non mollano.
In parte è vero, ma è sempre stato così. I vecchi tendono a mantenersi in vita politica come se fosse un arcaico istinto di sopravvivenza. Anche in natura gli animali anziani provano a detenere il potere ma sta ai giovani lottare democraticamente per garantire il proseguimento della specie.
Quindi, giovani leoni, forza! Impegnatevi! Vi aspettiamo! Prendetevi lo spazio che Vi spetta !
Il mondo della politica è per le donne, per alcuni versi, ancora da scoprire, non sono ancora coinvolte in grandi giochi di potere, vivono una sorta di spontaneità che permette di esprimere, per il momento, un impegno basato sulla concretezza delle loro azioni.
Le donne hanno dimostrato, malgrado la diffidenza di molti, di essere competitive al pari degli uomini anche in campi non prettamente femminili.
Hanno bisogno di opportunità per dimostrare il loro valore, senza pregiudizi o pretese diverse rispetto a quelle richieste ai colleghi uomini.
Concediamo lo spazio che meritano, negli altri paesi Europei, come la Francia, hanno avuto il coraggio di osare, hanno dato la possibilità alle donne di mettersi in gioco impegnandosi sui grandi temi sociali.
Ciò non toglie, comunque, che le donne devono necessariamente ottenere il rispetto, dimostrando tutta la loro serietà dando prova di efficienza, applicandosi al meglio, senza pretendere favoritismi in nome di una minoranza che non ha più alcuna ragione di esistere.
La forza è sempre nella volontà delle persone, indipendentemente che siano donne o uomini.
A tutte le donne che vogliono essere protagoniste dei nostri tempi !!
Valentina
Comunicato stampa – CENSIS
Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socioeconomica fondato nel 1964.
La parità non serve più
Il 76% degli italiani ritiene la presenza delle donne fondamentale per il buon governo delle amministrazioni pubbliche. Di tale opinione lo sono in misura maggiore le donne (83%) e in misura minore gli uomini (67%); la loro presenza è giudicata dal 38,9% una questione di democrazia e il 29,5% una questione di modernizzazione della politica; il 35% del campione afferma che le donne opererebbero meglio nel ruolo di dirigenti; il 47,6% degli intervistati afferma che le donne opererebbero meglio nell’assunzione di un incarico politico, dato che emerge chiaramente dalla somma delle percentuali relative alle tre cariche di “politico” (19,9%), “assessore” (11,6%) e “consigliere” (16,1%).
Nonostante l’incoraggiamento espresso da questi dati, sono decisamente ancora poche le donne che occupano spazi e ruoli significativi nelle amministrazioni comunali sia per elezione, che per nomina: precisamente il 17,8% nei comuni con meno di 15mila abitanti, l’10,7% nei comuni con più di 15 mila abitanti. Nella percezione collettiva, malgrado il buon numero delle donne sindaco (48,7%), le donne consigliere comunali sono sempre una componente minoritaria: il 25,6% degli intervistati dichiara che non ce n’è nessuna. Analoghe considerazioni si possono fare quanto alla presenza di assessori donne: il 34.1% degli intervistati afferma che non c’è nessuna nel proprio comune (nel Sud questa mancanza arriva addirittura al 42,1%); in ogni caso, quando ci sono, nella maggior parte dei casi (36,6%) non sono superiori a 5. A tal proposito, tuttavia, c’è da rilevare che la marginalità della presenza femminile negli assessorati è in palese contraddizione con le aspettative e le esigenze dell’opinione pubblica rappresentata dal campione intervistato. Infatti, alla richiesta di esprimere un parere in merito all’attuale numero degli assessori donne, il 68,3% degli intervistati ha dichiarato di ritenere il loro numero insufficiente.
Hanno scelto di votare candidature femminili il 38,7% del campione e il 34,3% non l’ha fatto perché non erano in lista; inoltre, il 33,2% ha dichiarato di essere consapevole che, senza l’appoggio di un partito le donne non possono farcela.
Non vengono percepite differenze apprezzabili fra donne e uomini in politica dal 53,2% degli intervistati, in parte perché non ci sono più, in parte, perché i cittadini si sono ormai abituati a non considerare un’eccezione le donne in politica. Meno consistenti quantitativamente i dati relativi infatti al “pieno accordo” sul fatto che le “donne sono generalmente più oneste degli uomini” e “ meno aggressive e arroganti nello stile dei comportamenti”. La misura più contenuta delle percentuali, rispettivamente del 34% e del 26,7%, sembrerebbe deporre nel senso dell’omologazione, nella misura in cui pare si voglia sottolineare una condizione di parità tra uomini e donne non solo sul piano della capacità ma anche su quello dei limiti. Anche la considerazione in merito al fatto che “le donne possiedano competenze professionali meno specifiche per il lavoro politico” trova poco consenso: solo il 6,9% degli intervistati dichiara di trovarsi pienamente d’accordo in questo senso.
Dall’indagine campionaria risulta, inoltre, un pieno accordo sul fatto che “le donne siano più pragmatiche e meno ideologizzate nella soluzione dei problemi”. Lo dichiara il 42,2% degli intervistati, mentre il 41,7% riconosce alle donne “attitudini più spiccate nel raccogliere e mantenere il consenso sociale, riconoscendo alle donne un ruolo di peacekeeper.
Ieri il Papa Benedetto XVI a Cagliari ha lanciato un appello:
” Il mondo della politica ha bisogno di una nuova generazione di laici cristiani impegnati che, con competenza e rigore morale, cerchino soluzioni di sviluppo sostenibile “.-
Sviluppo sostenibile inteso nel senso che non dimentichi mai l’uomo e la sua dignità; che non dimentichi i più deboli e che sia rispettoso dell’ambiente.
E’ un invito a non disinteressarsi della cosa pubblica ed a considerare l’impegno politico una ” forma esigente di carità ” come lo definì Polo VI.-
Un invito pertanto a noi giovani a non cadere nella tentazione del disimpegno.
I giovani italiani e la politica ( inchiesta Gallup )
I ragazzi italiani iscritti ad un partito sono più del doppio della media europea. ( 12 % contro il 5% ).-
Un giovane su tre segue con attenzione la politica nazionale contro il 19 % nell’Unione Europea.
Uno su cinque segue la cronaca regionale e cittadina contro il 14 % dell’Europa.
Tre su quattro ( 76%) hanno esercitato il diritto di voto nelle elezioni nazionali,regionali,amministrative e nei referendum. In Europa il 62%
Riprendiamoci l’ottimismo, l’auto stima e la volontà.
Negli ultimi 50 anni l’Italia è diventata uno dei primi Paesi del mondo.
a) Siamo i primi nella classifica mondiale per i beni artistici e culturali
b) Siamo al secondo posto per i beni storici.
c) Disponiamo del più elevato numero di siti protetti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità ( n. 43 ) , la Francia al 5° posto (n. 33), la Grecia al 13° posto (n. 17)
d) La Save the Children ci pone al primo posto ( su 146 Stati ) per gli indici di benessere dei bambini
e) L’Italia è al 1° posto in Europa ed al 5° nel mondo per superfici agricole coltivate biologicamente, per animali allevati con metodi naturali, per numero di prodotti a denominazione d’origine controllata ed a indicazione geografica protetta
f) Siamo al 1° posto, fra le cinque nazioni d’Europa a più alto tasso d’immigrazione, per le politiche d’integrazione ( 59 % di permessi di soggiorno accordati ), il Regno Unito ( 48% ) , la Germania ( 36 % ), la Francia ( 22 % ), la Spagna ( 8,5 % ).-
g) Abbiamo la Ferrari, alle Olimpiadi non abbiamo mai sfigurato, ecc.ecc.
Quindi non flagelliamoci sempre, rimbocchiamoci le maniche e continuiamo ad essere ” italiani ” . Grazie